Tripoli in fiamme, centinaia di morti Ue contro Gheddafi, l’esercito con la piazza

TRIPOLI – Ormai a Tripoli è guerra civile. La protesta contro il regime ha raggiunto il suo culmine, migliaia di persone sono scese in piazza. L’aviazione ha bombardato i manifestanti, ci sarebbero circa 250 morti. I ribelli hanno dato alle fiamme il Palazzo del Popolo, uno dei principali edifici governativi. Caduta Bengasi, Sirte e altre città sono in rivolta, il bilancio ufficioso parla di quasi trecento morti. Alcune unità dell’esercito si schierano con la protesta. E’ giallo sulla sorte di Gheddafi: alcune voci lo davano in Venezuela, ma Caracas prima, e poi il ministero degli Esteri di Tripoli smentiscono. Intanto si dimette il ministro della Giustizia in polemica con l’uso eccessivo della forza. La condanna dell’Onu e dell’Europa.

La giornata. Secondo alcuni residenti a Tripoli, nella capitale libica è in corso “un massacro”. Le aree più colpite sono i quartieri di Tajura e Fashlum, dove i mercenari di Gheddafi avrebbero aperto indiscriminatamente il fuoco sui dimostranti, uccidendo anche molte donne. Durante la giornata, i manifestanti hanno incendiato Il palazzo del popolo, uno dei principali edifici del governo, nel centro della capitale,

Farnesina: “In arrivo voli speciali per i rimpatri”. Nella mattinata di domani partirà per Tripoli un primo volo speciale, concordato con la Farnesina, che si affiancherà ai voli di linea previsti per il rientro dei connazionali. Lo comunica il ministero degli Esteri, che  conferma

la prossima attivazione un piano di rimpatri degli italiani in Tripolitania, in coordinamento con l’Alitalia, per consentire in tempi quando più rapidi il rientro dei connazionali. La prospettiva è completare con la massima rapidità consentita il rientro dei connazionali che intendono lasciare il Paese.

Dissidente: “Gheddafi pronto a inviare clandestini in Italia”. Le milizie libiche starebbero rastrellando gli immigrati clandestini che si nascondono a Tripoli, per spedirli in Italia a bordo di imbarcazioni già pronte sulle spiagge presso la capitale. Lo dichiara un dissidente libico che vive a Parigi, citando “fonti sicure” in Libia. Gheddafi, afferma il dissidente, intenderebbe con ciò mettere in atto la minaccia di cessare la cooperazione con l’Europa in materia di immigrazione clandestina, se gli europei non smetteranno di prendere le parti dei rivoltosi.

Le fiaccolate di Novi Ligure

In Italia si celebrano gli anniversari: anche degli omicidi, anche delle storie più pesanti. Sono dieci anni dal 21 febbraio 2001, quando a Novi Ligure Erika De Nardo, con l’aiuto di Omar Favaro, uccise sua mamma, Susy, e il fratellino Gianluca, che aveva 11 anni. Vennero condannati a 16 e 14 anni dal tribunale dei minori di Torino. Omar ha scontato nove anni, è uscito nel marzo scorso, gli sono stati conteggiati gli sconti per buona condotta. Erika uscirà tra meno di un anno, già adesso lavora in una comunità. Erika non è più la persona che entrò in carcere nel febbraio del 2001.

Tutti i quotidiani si sono prodotti in rievocazioni. Di quei giorni mi ricordo anche un’altra storia. Mi ricordo della caccia alla banda di albanesi, della ricerca del mostro, mi ricordo delle fiaccolate, dei titoli dei giornali. Gli albanesi: oggi si parlerebbe di romeni. Poi arrivò la notizia che gli albanesi non c’entravano nulla che non era come tanti avevano pensato. Le fiaccole si spensero, chi sfilava tornò nelle case e dietro alle finestre chiuse iniziò a guardare i propri figli adolescenti pensando domande non pronunciabili. Dopo di allora le fiaccole si sono accese tante altre volte, la ricerca del mostro non passa mai di moda. Ancora non hanno capito che è pericoloso vivere con l’ossessione dei mostri a cui dare la caccia perché magari poi i mostri li trovi davvero. E scopri che dormono nella stanza accanto alla nostra.